EXODUS – MOSTRA FOTOGRAFICA DI LIVIO SENIGALLIESI Toggle

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EXODUS

LA ROTTA BALCANICA E LE CONDIZIONI DEI MIGRANTI IN ITALIA
MOSTRA FOTOGRAFICA DI LIVIO SENIGALLIESI

Dal 20 giugno all’11 luglio, galleria dei Nani, corso Italia 63, Valdagno
Martedì 9.30 – 12.30
Mercoledì e Giovedì  16.30 – 19.00
Venerdì 10.00 – 17.00
Sabato 16.30 – 19.00

INAUGURAZIONE MERCOLEDì  20 GIUGNO, ORE 18.30, CON LA PRESENZA DELL’AUTORE
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO 

Le migrazioni sono un tragico tema del nostro presente.
Secondo stime diramate da UNHCR più di 60 milioni di persone al mondo sono profughi.
Uomini donne e bambini costretti ad abbandonare le loro case a causa di guerre, dittature, scontri etnici e religiosi, carestie e persecuzioni.
Più del 40% di essi sono bambini e vederli con i tuoi occhi stringe il cuore perché potrebbero essere i tuoi figli.

Hanno abiti laceri, piedi scalzi e feriti a causa delle marce forzate nei boschi che li portano dall’Asia o dal Medioriente verso le porte dell’Europa.
Un’Europa sorda alle loro urla, chiusa ed egoista, che costruisce nuovi Muri.
Ho intrapreso questo lungo viaggio nel 2016, da Lesbos a Gorizia, facendo una vita da profugo tra i profughi, per documentare e per conoscere i loro drammi e le loro storie.
Queste sono state le tappe del viaggio narrate del mio libro “Rotta balcanica”: Lesbos, Atene, Idomeni, Skopje, Belgrado, Subotica, Budapest, Zagreb e infine Gorizia, zona di confine tra Slovenia e Italia.

In un mondo dove tutto va in fretta, mi sono dato il tempo che serve, senza correre dietro la notizia ma approfondendo le questioni o i casi umani che non si trovano sui giornali e nei programmi televisivi.
Ho consumato le scarpe secondo le buone vecchie regole del giornalismo.
Ho scoperto cose che non avrei mai voluto vedere: torture, rapimenti, violenze di ogni tipo sono una triste normalità tra i profughi in viaggio.
Ma per scoprirlo bisogna aspettare, stare con loro, attendere che i più vulnerabili abbiano fiducia e si aprano a confidenze indicibili.

“Questo viaggio è come la passione di Cristo” dice un profugo tamil incontrato nell’Afghan Park di Belgrado.
(…)
Hasnain ricorda con orrore l’arrivo nella notte al confine sloveno: ”Abbiamo marciato per cinque mesi nei boschi per arrivare alla meta attraverso Grecia, Bulgaria, Serbia, Ungheria e Croazia. Giunti al confine sloveno abbiano trovato soldati e la Polizia di Frontex con cani molto aggressivi.  Nessuno ci aveva detto che i confini erano chiusi.(…)
Abbiamo speso tutti i nostri soldi per vivere ma la Balkan Route è disseminata di cadaveri. Molti, troppi di noi non ce l’hanno fatta”.

L’unico importante fattore positivo incontrato in questo lungo viaggio è dato dalla presenza di tanti giovani volontari. Sulla loro buona volontà ed i sani principi della solidarietà umana, mi auguro si costruiscano le basi di una nuova Europa.

Livio Senigalliesi (All rights reserved)

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